Piano casa per sempre
Gli architetti campani sono in allarme: bisogna prorogare il “Piano casa” oltre la scadenza del gennaio 2014 e renderlo permanente, ne va della sopravvivenza degli studi professionali e anche di quella del settore edilizio, aggiungono i costruttori. Eppure i progetti di ampliamento, riuso e diversa funzionalizzazione delle abitazioni esistenti erano stati demonizzati nel 2009 quando vennero lanciati dal governo Berlusconi come misura di buon senso, necessaria a liberare un comparto soffocato dalla burocrazia. Ci fu una campagna stampa martellante, il “Piano casa” fu bollato come “legge truffa”.
18 AGO 20

Gli architetti campani sono in allarme: bisogna prorogare il “Piano casa” oltre la scadenza del gennaio 2014 e renderlo permanente, ne va della sopravvivenza degli studi professionali e anche di quella del settore edilizio, aggiungono i costruttori. Eppure i progetti di ampliamento, riuso e diversa funzionalizzazione delle abitazioni esistenti erano stati demonizzati nel 2009 quando vennero lanciati dal governo Berlusconi come misura di buon senso, necessaria a liberare un comparto soffocato dalla burocrazia. Ci fu una campagna stampa martellante, il “Piano casa” fu bollato come “legge truffa”. Ora ce n’è bisogno più di prima. L’Ordine degli architetti pianificatori, paesaggisti e conservatori di Napoli sfida un tabù per i lettori abituali di editoriali e articoli che autorevoli quotidiani e firme del calibro di Settis o Carandini pubblicarono sull’argomento: chiede una legge che consenta – in maniera stabile e senza la necessità di mendicare continue proroghe – di intervenire sugli edifici esistenti in deroga alla strumentazione urbanistica e ai regolamenti edilizi vigenti. Non solo.
Gli architetti compiono un meritorio atto di “disobbedienza” verso il sindaco napoletano, Luigi De Magistris, secondo cui “Piano casa” vuol dire “Berlusconi” e “consumo del suolo”. L’emergenza campana è dettata dal drastico calo dei permessi per realizzare nuove abitazioni. Anche i consigli regionali di Veneto e Molise esamineranno la possibilità di una proroga delle norme liberalizzatrici. E sono arrivate in extremis, nel gennaio scorso, le richieste di Toscana e Piemonte. Ora amministratori di ogni colore politico (e professionisti) riconoscono le potenzialità sviluppiste di quella decisione del governo Berlusconi. Meglio tardi che mai.